Prefazione
Si sentiva la mancanza di un'opera come questa. Non è ancora l'Albo della Gloria, l'indice completo di tutti i caduti della guerra di Liberazione che c'è in altre province, ma è qualcosa su cui riflettere e che ci servirà a ricordare.
I caduti della guerra di Liberazione nella nostra provincia furono circa mille. In buona parte partigiani di formazioni piacentine, molti di formazioni di altre province, tanti nostri concittadini caduti fuori del nostro territorio, molti civili caduti nella lotta partigiana e deceduti nei campi di concentramento.
Mille morti. Un prezzo alto, pagato da gente che voleva ritrovare la libertà, voleva vivere con dignità in un paese democratico. Parteciparono alla lotta in molti: diverse migliaia di cittadini, tanti che non avevano mai imbracciato un'arma, tra loro molte donne, diversi ragazzi, lasciarono la casa, la famiglia, gli affetti più cari e presero la via della montagna. Da noi, la lotta di Liberazione fu veramente un movimento di popolo. Coinvolse piacentini di ogni parte del territorio provinciale, di ogni età e di ogni classe sociale. La trasversalità del movimento dà la misura di quanto fosse condiviso. Dà la misura di quanto fosse sentita, in ogni componente della nostra comunità ed a prescindere da ogni differenza di classe sociale, di cultura, di sesso, la esigenza di uscire dalla barbarie, di combattere con ogni mezzo, a costo di ogni sacrificio e fino all'estremo, un regime e ad una ideologia che ben poco avevano ed hanno a che fare con l'essenza vera della nostra gente, educata a valori della civiltà, della tolleranza, del rispetto degli altri. valori opposti a quelli esaltati dal fascismo.
Così questo libro servirà a far ricordare e ad insegnare. A far ricordare chi quei momenti ha vissuto, e che potrà guardarsi indietro, magari arrossendo di vergogna pensando al molto che poteva fare e non ha fatto muovendo dal sacrificio di quei martiri. Ma soprattutto il libro, io mi auguro, insegnerà qualcosa ai giovani - ne auspico una larga diffusione nelle scuole -. Richiamerà alla loro memoria la vicenda tragica di loro coetanei, sparsi nei bivacchi dell'Appennino, sepolti nel gelo di lunghi inverni, che si batterono per quei valori che costituiscono il fondamento stesso del nostro vivere civile e che sono oggi troppo spesso dimenticati. Si batterono per dare ai giovani di oggi quel che hanno oggi.
Come ha detto giustamente Calamandrei "nelle montagne della guerra partigiana, nelle carceri dove furono torturati, nei campi di concentramento dove furono impiccati, nei deserti o nelle steppe dove caddero combattendo, ovunque un italiano ha sofferto e versato il suo sangue per colpa del fascismo, lì è nata la nostra Costituzione".
Dario Squeri
Presidente della Provincia di Piacenza