A.N.P.I. Piacenza
13 dicembre 2010
Comune di Castelvetro
13 dicembre 2010


MONUMENTO AI CADUTI DI CASTEVELTRO P.NO

CADUTI NELLA
1A GUERRA MONDIALE N.135

CADUTI NELLA
2A GUERRA MONDIALE N.28

Lotta nazionale di liberazione
caduti n. 5

DUCHI MARIO
MAFFINI MARIO
MAGGI GIULIO
MOLINARI GIULIO
PELO’ UGO 


LAPIDE POSTA A S. PEDRETTO 



CIMITERO DI S. GIULIANO

MAGGI GIULIO
m. 18-10-1944 - classe 1926
MAFFINI MARIO
m. 18-10-1944 - classe 1925
PELO’ UGO
m. 18-10-1944 - classe 1920
BISELLI NELLO
m. 29-10-1945 - classe 1922

Con rinato spirito garibaldino
la gioventù italiana
ansiosa di giustizia e libertà
impugnando armi partigiane
contro l’antico nemico
vittoriosamente
accendeva le auspicate fiamme
della prima Repubblica
italiana

All’alto ideale raggiunto
CASTELVETRO PIACENTINO
consacrava le preziose esistenze dei partigiani


EX CASA DELLA TORTURA DI S.GIULIANO (Castelvetro)

A FUTURA MEMORIA

A S.Giuliano prenderà stabile dimora una sezione di SS tedesche e italiane. Tra gli italiani diverrà tristemente noto il tenente Lombardo, l’aguzzino di Verzé, Cerlesi e di tanti altri che saranno fucilati a Coduro nel marzo del 1945.

Il tenente Lombardo esegue spesso personalmente sui "banditi" le punizioni corporali previste per coloro che non vogliono "confessare".Sono colpi da lasciar tramortiti: calci e scudisciate col nervo di bue che l’ufficiale chiama scherzosamente "Pippo". "Pippo" picchia sodo, specie sulle caviglie; dove arriva lascia tracce sanguinolenti.

Un’altra volta, al partigiano Luigi Villa del C.L.N. di Caorso, toccò una beffa di genere ben diverso. Il tenente Lombardo lo fece chiamare e gli disse: - Tu sei clericale, dunque credi in Dio, allora vieni qua... Villa fu legato a un’inferriata, a braccia spalancate, nella posizione d’un uomo crocifisso e Lombardo in persona cominciò a colpirlo sulle mani, sui piedi, sul petto, quasi a imitare la flagellazione di Cristo. La tortura peggiore però era quella inflitta per mezzo del fuoco. Sichel ricorda con raccapriccio le condizioni in cui gli apparve un uomo così torturato: aveva entrambi i fianchi e il petto completamente piagati; le braccia, le mani, il collo portavano i segni sanguinanti, tracciati dal ferro rovente; era in stato di semincoscienza, divorato dalla febbre. Dopo la tortura era stato posto a giacere sul nudo pavimento e i compagni cercavano di soccorrerlo come potevano.